Quasi il 30% delle specie di mammiferi esistenti nel mondo sono Pipistrelli (ordine Chirotteri) con circa 1450 specie totali a oggi classificate: complessivamente, essi formano il secondo gruppo di mammiferi più abbondante in assoluto, superato solo dall’ordine dei Roditori. Per quanto riguarda il territorio italiano, sono presenti 33 specie, su un totale di 120 mammiferi, mentre volendo scendere ancora più nel dettaglio, per quanto riguarda la regione Veneto (la regione italiana con la maggiore bio diversità complessiva) le specie presenti sono ben 251. Già solo questi dati potrebbero dar conto dell’importanza di questi animali, così specializzati e così ampiamente distribuiti (solo le regioni artiche non hanno nessun pipistrello che vola nel cielo notturno) quanto poco conosciuti. I Chirotteri rappresentano un elemento chiave di molti ecosistemi e in particolare di quelli ipogei: essi sono infatti un motore in grado di fornire energia agli ecosistemi di una grotta di una grotta, in virtù della loro particolare ecologia. Si alimentano di notte in diversi habitat come prati stabili, ambienti urbani o semi naturali, ambienti forestali, specchi d’acqua, ecc. per poi trascorrere le ore diurne in diversi ambienti protetti tra i quali, appunto, le grotte. Nelle grotte, i pipistrelli depositano una quantità di guano che diventa utile, quando non necessaria, al ciclo vitale di diverse specie di invertebrati troglobi (che svolgono cioè l’intero ciclo vitale in grotta).


I chirotteri presentano molte caratteristiche peculiari sviluppate nel corso della loro storia evolutiva, che li rendono strettamente dipendenti da una serie di habitat e di situazioni ambientali. Questi adattamenti, oltre a renderli veri e propri specialisti nello sfruttamento di nicchie ecologiche ben definite, li rendono anche particolarmente fragili e strettamente dipendenti dalla qualità e funzionalità ambientale: un legame che può rappresentare un pericolo nel momento in cui quelle stesse nicchie ecologiche sono messe a rischio da parte di cambiamenti repentini causati dall’impatto umano. Prendiamo ad esempio il loro ciclo annuale: tutti i pipistrelli europei vanno incontro a un periodo di letargo, che coincide con la fase di indisponibilità delle loro prede e che va da novembre a marzo: durante questo periodo la loro necessità è quella di disporre di ambienti adatti, relativamente stabili dal punto di vista della temperatura e senza disturbi di sorta che possano implicare consumi energetici non previsti e troppo onerosi. D’altra parte, durante il periodo annuale di attività (nella primavera/estate) hanno bisogno di habitat di foraggiamento con disponibilità di insetti e di altri invertebrati. Questi habitat sono specifici per molte specie e legati alla tipologia di volo, di ecolocalizzazione e di caccia: ecco ad esempio che alcune specie come i grandi Verspertili (Verspertilio maggiore, Myotis myotis o il Verspertilio di Blyth, Myotis blythii ) necessitano di spazi aperti come i prati stabili, mentre altre specie come il Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii) hanno bisogno di specchi d’acqua tranquilli come ampie pozze o piccoli laghi e altre ancora come il Vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii) necessitano di boschi maturi dove trovare rifugi estivi nei buchi degli alberi e spazi di caccia tra le loro fronde. Da questo esempio è facile comprendere quindi come la salvaguardia di questi animali passi necessariamente attraverso la conservazione di un ambiente complesso, ricco di habitat specifici e in grado di coprire le diverse caratteristiche utili alle singole specie. Vale la pena ricordare un’altra caratteristica propria dei pipistrelli, ovvero la loro spiccata socialità, che si manifesta perlomeno in alcuni periodi dell’anno (come quello riproduttivo). Questa spiccata socialità rappresenta un ulteriore elemento di rischio: la compromissione di un habitat specifico come una grotta (pensiamo al semplice disturbo provocato dalla frequentazione incontrollata così come ad azioni più impattanti come la chiusura o l’illuminazione) potrebbe infatti incidere su un numero molto alto di animali, come un’intera colonia riproduttiva formata da decine o da centinaia di animali, amplificando in modo molto ampio l’effetto negativo di una singola azione umana. Tutto ciò detto va infine rapportato alla grande diversità dei pipistrelli, che incide non solo sui potenziali impatti delle azioni umane, ma anche sulla complessità e la portata delle azioni di tutela necessaria a renderle efficaci.
Gli ultimi anni hanno visto un incremento sensibile dell’interesse verso i pipistrelli, da parte di ricercatori, ambientalisti o legislatori: come riporta D. Russo nel suo La vita segreta dei Pipistrelli, se da un lato questo interesse è dovuto proprio alle loro caratteristiche citate poc’anzi, che di fatto li rendono soggetti di ricerca interessanti, dal punto di vista legislativo è i il loro livello di minaccia che li rende degli osservati speciali. Non sorprende quindi che i pipistrelli compaiano fin dall’inizio negli allegati di un’importante direttiva europea, la direttiva Habitat (1992), recepita in Italia cinque anni dopo, nel 1997: tale direttiva, insieme a quella definita Uccelli, «…rappresentano il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e sono la base legale su cui si fonda Natura 2000»2. Di fatto, tutte le specie di pipistrelli sono incluse nell’allegato 4 di tale direttiva (denominato Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa) mentre 14 specie sono incluse nell’allegato 2 (denominato Specie animali e vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di Zone Speciali di Conservazione - Z.S.C.): abbastanza quindi, per poterli definire un gruppo tassonomico particolarmente protetto e riconosciuto a livello legislativo e come tale suscettibile di azioni concrete di conservazione e ripristino.
Il territorio di Monte di Malo, con la sua ricchezza di habitat ipogei, i microclimi di dolina, la copertura vegetale variegata, la sua continuità spaziale con altri ambienti di pari valore (come la dorsale collinare meridionale, il collegamento con l’area prealpina, la vicinanza con aree vallive) rappresenta un territorio chiave per la conservazione dei pipistrelli: queste caratteristiche lo rendono infatti un perfetto mix di habitat che nel complesso coprono buona parte, se non tutta, della necessità vitale di molte specie di pipistrelli. Alcuni progetti di ricerca specifici nel territorio di Monte di Malo sono stati realizzati a partire dal 2008/2009, in collaborazione con Il Museo Naturalistico e Archeologico di Vicenza, con la Federazione Speleologica Veneta3-4 e l’Associazione Faunisti Veneti. In precedenza, a parte la raccolta di segnalazioni sporadiche e occasionali, l’unico altro progetto specifico ha riguardato la colonia di Ferro di Cavallo Maggiore presso il Buso della Rana, con una tesi di laurea da parte di Vettorazzo L.5. Nel corso degli anni, a partire dal 2008, e delle successive campagne di indagine, sono state prese in esame alcune cavità del territorio e in particolare, oltre al già citato Buso della Rana (0040 V VI), la Grotta della Poscola (0136 V VI), il Buso della Pisatèla (1707 V VI) e il Buso del Soglio (0172 V VI) oltre ad altre cavità dei Lessini vicentini non ricadenti però nel territorio di Monte di Malo. Le indagini si sono avvalse di catture/ ricatture con reti presso le grotte e rilevamenti con strumentazione specifica lungo itinerari prefissati o presso le entrate delle grotte. Le modalità adottate hanno permesso di recuperare dati preziosi, benché parziali, integrandosi a vicenda nella rilevazione e determinazione delle specie presenti: il sistema di indagine con bat detector (un rilevatore di ultrasuoni in grado di registrate i segnali di ecolocalizzazione dei pipistrelli e renderli utilizzabili per delle analisi software) permette infatti di coprire lunghi intervalli temporali ricavando dati di presenza e di attività, ma non sempre la determinazione delle specie risulta agevole ed efficace; il sistema di cattura/ ricattura, d’altra parte, ha permesso di determinare con sicurezza le specie presenti, il sesso e lo stato di salute, ma è applicabile solamente a habitat specifici, legati al passaggio degli animali in volo, come l’apertura delle grotte o alcune vie di transito obbligate come corridoi naturali di vegetazione; la cattura è una metodologia invasiva e che necessita di particolari

permessi per essere attuata. Nel complesso quindi le ricerche condotte hanno contribuito a colmare diverse lacune conoscitive ma, come spesso accade nella ricerca scientifica, hanno anche aperto numerosi interrogativi che sarebbe utile elaborare per poter rispondere alle sfide conservazionistiche attuali: ad esempio quali sono gli areali di ciascuna specie nei diversi periodi dell’anno, quali caratteristiche avvantaggiano o meno la scelta dei siti di letargo o foraggiamento, quali sono i percorsi seguiti dagli animali per spostarsi tra i diversi habitat. A oggi, dunque, in base alla conoscenza acquisita, è possibile affermare con certezza che nel territorio di Monte di Malo sono presenti almeno 15 specie di pipistrelli: Ferro di Cavallo Maggiore (Rhino-lophus ferrumequinum), Ferro di Cavallo Minore (Rhinolophus hipposideros), Verspertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii), Verspertilio di Blyth (Myotis blythii), Verspertilio Smarginato (Myotis emarginatus), Verspertilio Maggiore (Myotis myotis), Verspertilio di Natterer (Myotis nattereri/crypticus), Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii), Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), Pipistrello di Savi (Hypsugo savii), Serotino (Eptesicus serotinus), Miniottero (Miniopterus schreibersii), Orecchione grigio/meridionale (Plecotus austriacus), Orecchione alpino (Plecotus macrobullaris), Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis). È molto probabile che l’area ospiti anche altre specie non ancora segnalate, vista sia la ricchezza di ambienti disponibili, in grado di fornire numerose nicchie ecologiche adatte a diverse specie, sia la copertura parziale delle indagini finora realizzate; a questo si possono aggiungere anche caratteristiche proprie legate alla difficoltà di studio di questo gruppo animale (difficoltà di contatto, alti costi delle ricerche, relativa scarsità di ricercatori dedicati, condizioni di studio spesso poco agevoli e così via). Nel complesso quindi, le considerazioni sopra esposte portano a giustificare l’affermazione di partenza e a ritenere che il territorio di Monte di Malo possa ospitare almeno 4 o 5 specie non ancora segnalate, portando il numero complessivo di specie presenti a poco meno di 20. Un territorio con un’alta biodiversità che riflette, come già accennato, una complessità in termini di habitat in grado di sostenerla. Delle grotte si è già detto, ma vale la pena soffermarsi su alcune caratteristiche che sono state individuate nel corso degli anni e che ci possono dare ulteriori indizi di quanto complessa possa essere la conoscenza dell’ecologia di questo gruppo animale. Il Buso della Rana, storicamente, ha ospitato una colonia importante di Ferri di cavallo Maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) in uno dei settori che prendono origine dal ramo principale (Ramo del Pantano). La vastità di questo complesso carsico porterebbe a pensare che la presenza di animali in fase di letargo invernale possa essere molto alta, ma le ripetute indagini hanno evidenziato un utilizzo di molto inferiore a quello che ci si sarebbe atteso: i motivi possono essere diversi e in mancanza di studi specifici è difficile indicare l’uno o l’altro come principali, ma una somma di effetti legati sia alla presenza umana (il Buso della Rana è una grotta frequentata da un alto numero di speleologi oltre che da escursionisti accompagnati) sia alle caratteristiche proprie della grotta (condizioni di temperatura e umidità o accessi disagevoli per gli animali) può dare conto (insieme magari ad altri effetti che qui omettiamo) di una certa scarsità di animali. Quello che invece sembra emergere dalle conoscenze attuali, è il valore assunto dalla grotta Buso della Rana

in alcuni specifici periodi dell’anno, ovvero verso la tarda estate o l’inizio dell’autunno, durante il quale diviene un vero e proprio punto di incontro di numerose specie che non si rinvengono qui durante nessun altro periodo dell’anno, rappresentando quello che i ricercatori definiscono un sito di swarming (sciamatura): in questo periodo la grotta ospita, oltre ai sempre presenti Myotis myotis e Myotis oxignathus che usano la grotta come rifugio giornaliero, anche Myotis nattereri, Plecotus sp. o Eptesicus serotinus. Il comportamento di swarming viene esibito da numerose specie ed è un fenomeno ancora non completamente compreso, secondo il quale numerosi esemplari di specie diverse visitano e interagiscono in specifiche cavità: per alcune specie lo scopo potrebbe essere quello di ispezionare i siti dove trascorrere il letargo, ma il fatto che alcuni studi abbiano dimostrato che il comportamento sia adottato in particolare dai maschi, pare indicare che ci sia una motivazione anche legata all’accoppiamento, con l’obiettivo di incontrare individui provenienti da aree diverse in modo da mantenere un alto grado di variabilità genetica nella popolazione. Su questo punto, vista l’importanza che può avere un sito di questo tipo, il Buso della Rana merita approfondimenti e indagini ulteriori per definire con precisione il suo ruolo, già di per sé importante, nel ciclo annuale di questi animali.
L’entrata del Buso della Rana durante la notte viene frequentata da diverse specie, tra le quali vespertilio smarginato, pipistrello di savii, serotino comune, orecchioni. All’interno della grotta invece si trovano le due specie di rinolofo, rinolofo maggiore e rinolofo minore, che si spingono fino a oltre la Sala della Lavina e attorno a Sala Snoopy, quindi ben all’interno della cavità. Entrambe le specie sono legate strettamente al mondo ipogeo, soprattutto durante l’ibernazione. Il loro modo tipico di rimanere appesi alle volte delle grotte, racchiusi nelle ali con naso e orecchie ben visibili, li rende facilmente riconoscibili e avvistabili; sono anche più soggetti al disturbo, non incuneandosi in fessure come altre specie, e maggiormente sensibili a piccole variazioni di temperatura. I ferri di cavallo sono pipistrelli caratterizzati da una particolare conformazione del muso nel quale si riconosce una struttura, detta appunto ferro di cavallo, che si è evoluta in virtù del suo impiego nell’emissione e nel direzionamento dei segnali ultrasonori. Il sistema ultrasonoro è particolarmente sofisticato, con delle emissioni limitate in una banda di frequenza molto ristretta e in grado di essere anche adattata alle diverse fasi di volo con l’obiettivo di compensare l’effetto doppler causato dalla velocità di spostamento. Per quanto riguarda l’alimentazione prediligono le aree boschive e gli spazi relativamente ricchi di alberi e arbusti, dove riescono a manovrare il volo con grande abilità alla ricerca di lepidotteri o ditteri.

La Grotta della Poscola rappresenta un importante sito conservazionistico per una particolare specie che vanta il record di velocità in volo tra tutti i pipistrelli: il Miniottero (Myotis schreibersii) infatti, grazie alle lunghe ali affusolate e al grande timone rappresentato dalla membrana della coda, raggiunge la velocità di tutto rispetto di circa 40 km/h. Presso la Grotta della Poscola, il Miniottero forma grandi assembramenti in due particolari periodi dell’anno, ovvero a primavera e nel tardo autunno, quando le popolazioni locali si apprestano ad affrontare gli spostamenti annuali tra i rifugi estivi e quelli invernali e viceversa. Nel corso delle indagini del 2008/2010 è stato catturato un esemplare inanellato diversi anni prima nella zona dei Colli Berici, confermando una capacità di spostamento che risulta essere tipica di questa specie. Nei periodi citati sopra, la grotta della Poscola ospita qualche centinaio di esemplari, raggruppati in modo piuttosto fitto in due delle ampie sale interne.
Per quanto riguarda nello specifico la parte superiore dell’Altopiano di Faedo, ci sono numerose linee di indagine che sarebbe interessante approfondire, ma una in particolare riguarda una specie tanto elusiva quanto interessante come Myotis bechsteinii. Il Vespertilio di Bechstein è una specie tipicamente forestale, con padiglioni auricolari molto sviluppati (secondi solo a quelli del genere Plecotus, gli orecchioni per definizione) in grado di percepire e localizzare le prede in movimento all’interno dell’habitat forestale per catturarle in volo così come sulle foglie o al suolo. Alcuni esemplari di Vespertilio di Bechstein sono stati catturati lungo un percorso forestale obbligato, nei pressi del Buso della Pisatèla e la loro presenza risulta interessante sia per la relativa scarsità di dati riguardanti questa specie, sia perché probabile indice di una condizione forestale particolare e favorevole che andrebbe approfondita: le femmine di questa specie sono infatti tipicamente legate alle cavità degli alberi, in particolare ai buchi scavati dal picchio. Difficile al momento dire molto altro, perché non sono note nursery (colonie riproduttive) in zona, tuttavia anche un approfondimento delle indagini potrebbe portare a sorprese interessanti.
Rhinolophus ferrumequinum - Ferro di cavallo maggiore I ferri di cavallo sono pipistrelli caratterizzati da una particolare conformazione del muso nel quale si riconosce una struttura, detta appunto ferro di cavallo, che si è sviluppata nel corso dell’evoluzione in virtù del suo impiego nell’emissione e nel direzionamento dei segnali ultrasonori: i ferri di cavallo sono facilmente riconoscibili a prima vista anche quando sono appesi alla volta del proprio rifugio (in genere grotte e cavità ipogee, ma anche soffitte delle case) perché assumono una postura particolare, con la membrana delle ali che copre l’intero corpo e che lascia a volte visibile solamente una piccola parte del muso. Adottano una caratteristica forma di caccia, appendendosi a un posatoio (ad esempio al ramo di un albero) dal quale perlustrano lo spazio con il sonar alla ricerca di qualche preda che viene poi raggiunta da un rapido volo. Se la preda è grande, come una falena, il pipistrello si ferma nuovamente su un posatoio, per consumarla più comodamente ed eliminando le parti meno nutritive come le ali o le zampe. Rhinolophus hipposideros - Ferro di cavallo minore Rhinolophus hipposideros è una specie di piccola taglia, facilmente riconoscibile proprio per le ridotte dimensioni rispetto a tutte le altre specie di ferri di cavallo: per rendere l’idea è sufficiente dire che il peso di un esemplare adulto si aggira in media intorno ai 5-6 grammi e che la lunghezza del corpo è di poco superiore alla metà del pollice di una mano adulta. È una specie strettamente legata all’ambiente ipogeo sfruttato sia come habitat di ibernazione che come habitat riproduttivo. Per quanto riguarda l’alimentazione predilige le aree boschive e gli spazi relativamente ricchi di alberi, tra i quali riesce a manovrare il volo con grande abilità alla ricerca di lepidotteri o ditteri. Come gli altri ferri di cavallo, può cacciare anche da un posatoio, scandagliando l’ambiente circostante con il sonar e raggiungendo la preda non appena viene percepita. Myotis nattereri È una specie relativamente piccola, dal pelo grigiastro e con padiglioni auricolari ben sviluppati (tra i Myotis sono secondi solo a quelli del già citato Myotis bechsteinii). Tra i caratteri in grado di renderlo distinguibile dagli altri Myotis c’è un bordo di brevi setole sulla membrana della coda, facilmente visibile alla luce di una lampada. Il letargo avviene in genere in grotte o cavità artificiali, mentre le colonie riproduttive si possono trovare in ambienti diversi come edifici, fessure o alberi. Caccia piccoli insetti come mosche o altri ditteri nel fitto della vegetazione ed è in grado di catturarli direttamente dalle superfici sulle quali sono posati, come foglie o cortecce, così come sul suolo, dove può posarsi e camminare alla loro ricerca. Non ci sono molti dati utili a stabilire una reale distribuzione o consistenza di Myotis nattereri nel territorio: al momento risulta presente nel territorio, con dati di cattura ripetuti presso il Buso della Rana. Myotis emarginatus – Vespertilio smarginato Con 8/10 grammi di peso, Myotis emarginatus è un Myotis di taglia media, dal pelo rossastro e riconoscibile per la una particolare forma del padiglione auricolare (da cui il nome emarginatus). Sverna in grotta e altre cavità artificiali, mentre le colonie riproduttive si possono trovare in edifici o altri ambienti, spesso utilizzati in condivisione con altre specie. È stato catturato più volte presso il Buso della Pisatèla e al momento non ci sono altri dati che possano aiutare a definire una distribuzione o una consistenza numerica. Myotis myotis/Myotis blythii - Verspertilio maggiore/Vespertilio minore Sono entrambe specie di grandi dimensioni (gli individui di entrambe le specie pesano tra i 20 e i 25 grammi circa) che si distinguono difficilmente l’una dall’altra, caratterizzandosi per alcune differenze tra le quali la dimensioni dell’orecchio e la presenza/assenza di una macchia bianca sul capo; è tuttavia risaputo che le due specie si possono anche incrociare, dando origine a degli ibridi che complicano ulteriormente la situazione di indagine sul campo. Queste due specie convivono presso il Buso della Rana, catturate e identificate in diverse occasioni. Pur condividendo i rifugi, che nel nostro territorio sono preferibilmente le grotte, le due specie si distinguono dal punto di vista ecologico per le preferenze alimentari abbastanza precise, con Myotis myotis che predilige cacciare coleotteri in habitat anche boscati ma con poca vegetazione al suolo, e Myotis oxignathus che mostra una spiccata preferenza per le cavallette, che caccia in aree più o meno aperte, con grande abilità, volando a pochi metri dal suolo e localizzando le prede dal rumore prodotto dai loro movimenti. Pipistrellus khulii/Hypsugo savii - Pipistrello albolimbato/Pipistrello di Savi Osservando attentamente l’ambiente urbano, in una notte estiva, non sarà difficile scorgere pipistrelli in volo indaffarati a cacciare seguendo una fila di lampioni di una strada illuminata, o seguire il perimetro di qualche edificio illuminato da fari alogeni. Con ogni probabilità, gli esemplari osservati apparterranno alla specie Pipistrellus khulii, una specie antropofila (adattata cioè a convivere con l’uomo, a sfruttare a proprio vantaggio le condizioni offerte dall’ambiente urbano o periurbano). In diversi casi, solitamente nelle aree un po’ più buie e meno aperte, magari con presenza di alberi e vegetazione, sarà invece un’altra specie piuttosto comune a esibirsi, ovvero Hypsugo savii. Michele Ferretto