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Capitolo 19 · pag. 82-85

Topografare le Grotte - il Rilievo

Il rilievo: cos’è e perché è importante

Già da millenni l’Homo Sapiens che esplora e scopre nuovi spazi ha cercato di rappresentare in qualche modo, prima sulla roccia, poi su pergamena e poi su carta e ora su supporti elettronici ciò che ha visto e scoperto. La parola topografia che dal greco antico significa scrittura del luogo, fornisce una chiara visione di cosa stiamo parlando. Che sia per avere memoria dei luoghi esplorati, oppure per descrivere in modo più preciso alle altre persone i luoghi che si sono visitati, alla fine un disegno, una rappresentazione grafica ovvero una mappa viene sempre prodotta. Finché si parla del mondo esterno, epigeo, la cosa viene semplice e fin dalla scuola primaria si impara a conoscere le varie simbologie grafiche oppure a disegnare una cartina geografica sia a scuola, ma sia anche per semplice gioco tra amici. Nel mondo del sottosuolo, dove si percorrono i vuoti della terra e si esplora l’ipogeo, la cosa è leggermente differente perché abbiamo a che fare con un ambiente tridimensionale che a prima vista sembra metterci in difficoltà. La topografia delle grotte è importante perché certi ambienti e zone del sottosuolo sono a volte molto difficili da raggiungere, poche persone ci vanno, l’oscurità amplifica le difficoltà e quindi la mappatura diventa di estrema importanza e necessaria. Nella speleologia, la mappa o cartina geografica è chiamata rilievo, che deve intendersi come la rappresentazione dello sviluppo spaziale, ovvero dell’andamento di una grotta, su un foglio di carta oppure su un formato digitale. Su foglio di carta la rappresentazione non potrà che essere bidimensionale, mentre su PC con opportuni programmi software potrà essere anche tridimensionale. La scelta tra 2D o 3D spetta al disegnatore in base alle sue capacità per restituire la migliore resa grafica del lavoro. Sono quindi gli speleologi, che dotandosi di strumenti adeguati riescono a elaborare i dati raccolti in grotta per poi estrapolarli per avere una rappresentazione grafica più o meno attendibile dell’andamento della grotta. Ovviamente maggiori dati si raccolgono più veritiero sarà il risultato finale del lavoro. Infatti, già il nome speleologia che deriva dal greco “speleos” e “logos”, cioè studio delle grotte, ci fa capire che l’attività svolta dagli speleologi, non si ferma alla sola visita o esplorazione della cavità, ma prosegue con una serie di altre attività di ricerca e raccolta dati.

Appunti per un rilievo.
Appunti per un rilievo.

Localizzare la grotta: coordinate e datum

Per topografare in maniera corretta una grotta, innanzitutto è necessaria la conoscenza del territorio e quindi dell’epigeo soprastante. I dati fondamentali sono il Comune in cui si apre la cavità, la località più vicina (che può essere una contrada oppure un rifugio oppure un luogo caratteristico o altro) e poi se si trova in una valle, su un monte che possono essere facilmente individuati su una cartina geografica (che può essere IGM – Istituto Geografico Militare oppure in formato digitale oppure le classiche cartine geografiche per escursionisti). Con i dati sopra raccolti si è in grado di localizzare in una ben definita area la grotta. Per poter invece posizionare la cavità in un punto preciso della mappa, fino a circa 20 anni fa si utilizzavano i sistemi di triangolazione con bussola, goniometro e righello, mentre ora con i moderni GPS (Global Positioning System) risulta tutto più semplice. La posizione della cavità è data da tre grandezze: la latitudine, la longitudine e la quota rispetto al livello del mare. In parole molto semplici si può dire che i GPS restituiscono i dati rispetto all’ellissoide WGS84 che per l’Europa fa riferimento al meridiano 0 di Greenwich, mentre con la triangolazione “a matita” che si utilizzava un tempo, ci si riferiva all’ellissoide Roma 40 e quindi al meridiano 0 passante per Roma-Monte Mario. Si capisce quindi perché, per le grotte rilevate prima del 2000 e che non sono state trovate durante le ricerche per la presente pubblicazione, abbiamo lasciato le coordinate riferite a Monte Mario – Roma 40 come dai primi rilevatori. Per quanto riguarda invece la quota dell’ingresso, i dati forniti dal GPS non sono così precisi come ci si aspetterebbe, ma il discorso si farebbe troppo complicato ed è da approfondire in altri testi.

Gli strumenti e i dati raccolti in grotta

Gli speleologi entrati nella grotta la esplorano, visitano nuovi rami, sale, pozzi che scendono o camini che salgono e terminata l’esplorazione cominciano a topografarla. Gli strumenti utilizzati sono la bussola (direzione rispetto al Nord magnetico da 0 a 360 °), il clinometro o inclinometro (misura la pendenza ovvero l’inclinazione rispetto all’orizzontale da -90° a +90°), e infine il metro o cordella metrica oppure il telemetro laser (per la misura della distanza in metri) e infine il blocco di carta per la registrazione dei dati. Oggigiorno esistono anche strumenti elettronici che restituiscono tutti e tre i dati (direzione, pendenza, distanza) in formato digitale e ne tengono memoria agevolando enormemente il lavoro di rilievo e soprattutto velocizzandolo. Come per tutti gli apparecchi elettronici bisogna stare attenti all’umidità che li possono danneggiare, devono essere periodicamente tarati e ovviamente hanno un costo superiore. Con la strumentazione in dotazione gli speleologi raccolgono i dati creando una poligonale che non è altro che una linea spezzata ideale composta di segmenti delimitati da dei caposaldi. La poligonale costituirà poi lo scheletro della grotta attorno a cui verrà disegnata la struttura. Oltre a questo, durante il rilievo, vengono raccolti dati sulla presenza di acqua, torrenti, laghi, marmitte, correnti d’aria, presenza di crolli, frane, sabbia, argilla, neve, ghiaccio, stalattiti e stalagmiti, caratteristiche particolari della grotta e altro ancora e che serviranno a essere più precisi nel rilievo finale. Altre informazioni importanti da raccogliere sono: la data, il nome della grotta e il ramo che si sta rilevando e i nomi degli speleologi presenti. Raccolti i dati su blocco cartaceo

Trascrizione dei dati sul blocchetto durante il rilievo.
Trascrizione dei dati sul blocchetto durante il rilievo.

La restituzione grafica: pianta e sezione

o in formato digitale si passa alla restituzione grafica del lavoro che il più delle volte risulta essere la parte più impegnativa. Il rilievo finale in 2D si compone di due proiezioni dette pianta e sezione e se di interesse eventuali sezioni traversali. Nella pianta si rappresenta la vista dall’alto della grotta proiettando tutte le misure su un piano orizzontale, come se la vedessimo da un aereo sopra la montagna; mentre la sezione è il disegno della grotta proiettato su diversi piani verticali, non è dunque una vista su un unico piano, ma su diversi che variano orientamento a seconda della posizione. Le sezioni trasversali sono sviluppate su piani ortogonali rispetto all’asse della galleria e si rappresentano solo se ci sono particolari morfologie da mettere in risalto. Compongono infine il rilievo i dati dello sviluppo che non è altro che la misura della lunghezza della grotta considerando tutti i rami, pozzi e camini (in definitiva è la somma delle distanze raccolte nelle varie poligonali espresse in metri) e la profondità che è la differenza di quota tra l’ingresso e il punto più profondo, sempre in metri. In alcuni casi viene anche fornito il dislivello totale che è la differenza tra il punto più alto della grotta e il punto più profondo che non sempre coincide con la profondità.

Il Catasto delle Grotte del Veneto

Quanto sopra descritto, che è già abbastanza complesso soprattutto quando si ha davanti il rilievo di grotte importanti con grandi sviluppi oppure ricche di diramazioni e rami che vanno in ogni direzione, manca però degli ultimi importanti passaggi “formali”. Nella nostra Regione infatti esiste un Catasto delle Grotte del Veneto a cui tutti i dati raccolti sopra, vengono consegnati per una sistematica e logica catalogazione. Il Catasto è fisicamente ubicato presso la sede del C.S. Proteo di Vicenza e ha come referente il prof. P. Mietto che da decenni lo rende operativo e ne segue gli aggiornamenti (negli ultimi decenni è stata fondamentale la traslazione dal formato cartaceo a quello digitale). All’interno sono depositati tutti i rilievi e i dati delle quasi 9000 grotte censite nel Veneto e a ogni grotta è assegnato un numero progressivo di 4 cifre seguito dalla lettere V, che sta per Veneto e nel caso della provincia di Vicenza, le lettere VI. Per esempio il Buso della Rana ha numero di catasto 0040 VVI. Dal 2011 è operativo anche il progetto di georeferenziazione e placchettatura delle grotte, che inizialmente supportato dalla Regione Veneto ha visto il Catasto delle Grotte del Veneto in prima linea nel coinvolgere i gruppi grotte del Veneto nella rilevazione delle coordinate WGS84 e nella successiva apposizione all’ingresso delle cavità di una placchetta di acciaio inox con un numero identificativo sempre di 4 cifre (per praticità e per evitare errori che potrebbero portare in confusione non corrispondono al numero di catasto). Prendendo come esempio sempre il Buso della Rana con numero di catasto 0040 VVI, la placchetta posta sulla parete d’ingresso in una posizione ben visibile ha numero GPS 3838. Matteo Scapin

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