Del Faedo-Casaron
Cercare di raccogliere le informazioni per elaborare una storia delle ricerche di cavità carsiche sull’Altopiano del Faedo-Casaron non è stato per nulla facile. Tanto materiale raccolto si concentra soprattutto sulle grotte più importanti: il Buso della Rana e la Grotta della Poscola, la Grotta del Cameron e la Grotta del Covoletto che saranno le prime grotte interessate dagli speleologi con visite a più riprese e descritte in varie pubblicazioni. Delle altre grotte, invece, si trovano pochi scritti, qualche racconto orale e molta memoria che, a poco a poco, va perdendosi. Si potrebbe affermare che il geologo Ramiro Fabiani con le sue uscite sul campo, soprattutto nelle grotte di Cereda (Grotta del Cameron e Grotta del Covoletto), sia stato il primo a rilevare la presenza di grotte anche sull’altopiano e a descriverle. Il Fabiani studiò il carsismo dell’altopiano, formato da diverse doline, campi carreggiati (Karren), voragini e indica alcune cavità di interesse. Nel suo Cenni Preliminari sui fenomeni carsici della regione posta fra Priabona, Cereda e Valdagno del 1904 parla di voragini “fra cui degna di nota” la Spruga delle Lambre e il Buco dei Maistri e poi la Grotta del Soglio (0172 VVI). Non ci è dato sapere, al momento, a che grotte corrispondono le prime due, di esse si sono perse le tracce e con ogni probabilità nei decenni successivi hanno acquisito anche altri nomi. Azzardando un’ipotesi, la prima potrebbe essere la Spurga delle Parpanoie (0648 VVI) o la Voragine dei Costoni (0832 VVI) trovandosi nei boschi chiamati delle Lambre e facili da trovare, con dimensioni dell’ingresso sicuramente viste dagli abitanti del luogo. La seconda quasi sicuramente è la Spurga Milani 1 (0544 VVI) di grandi dimensioni e che si trova proprio nel Bosco dei Maistri. Entrambe dovevano essere voragini conosciute da molto tempo dagli abitanti delle contrade del Faedo. Continuando con le grotte conosciute nel 1903-1904, il Fabiani parla della Stomita (3431 VVI) come di “un fenomeno affatto speciale” e inserendola tra le grotte anche se di natura tettonica. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, anche il nostro Altopiano fu interessato da lavori di ingegneria militare nel periodo 1917-1918, per predisporre una linea di difesa nel caso l’esercito Austro-Ungarico avesse sfondato la prima linea del Monte Pasubio - Monte Novegno - Monte Cengio. Oltre alla costruzione della strada sterrata della Valle delle Lore, sono numerose le gallerie o postazioni presenti nel territorio di nostro interesse. La linea difensiva che da Campogrosso percorreva tutta la dorsale spartiacque tra la Val Leogra e la Valle dell’Agno, è denominata Ortogonale 1 e proprio sul Faedo-Casaron se ne trova grande testimonianza. Durante le opere di costruzione del sistema difensivo sono state intercettate alcune piccole fratture carsiche, ma anche una grotta importante e già conosciuta come il Buso del Soglio. Anche Bortolo Fracasso del CAI di Arzignano, nel 1930 pubblica un breve elenco di grotte presenti nel comune di Monte di Malo e inserisce ancora la Spruga delle Lambre e il Buco dei Maistri oltre al Buso della Rana e al Buso del Soglio; poi in comune di Cornedo Vicentino aggiunge alla lista anche generiche Grotte del versante occidentale del Monte Faedo. Da questi scritti, molto stringati e senza alcuna descrizione né rilievo, possiamo però intuire una generica conoscenza del Faedo-Casaron. Pochi anni dopo, anche Gastone Trevisiol del CAI Vicenza, si cimenterà nel suo breve Grotte del Vicentino, a elencare le cavità del comune di Monte di Malo e così scriverà: “Un gruppo di grotte particolarmente interessante, è quello situato sulle pendici più alte del Monte Faedo poco a Ovest del paese di Monte di Malo. E’ costituito da cavità tra loro non molto discoste, le cui acque di assorbimento dovrebbero originare il notevole fiume sotterraneo che sviluppandosi attraverso la grande massa dell’eocene superiore (Priaboniano) esce tra Monte di Malo e Priabona e costituisce il torrente Rana.” Nell’elenco tra le grotte conosciute, troviamo una nuova Grotta di Monte Faedo e la Spluga delle Lambre in comune di Cornedo e in comune di Monte di Malo ancora il Buco dei Maistri. Nella documentazione dei vari archivi consultati, non siamo riusciti a trovare altre notizie interessanti risalenti a quegli anni prebellici.
Dobbiamo quindi poi fare un salto al 1956 quando il rinato Gruppo

Grotte Trevisol del CAI Vicenza esplora le pendici occidentali del Monte Faedo sulle quali vengono visitate 4 nuove grotte fra le quali una spurga profonda 20 metri, che molto probabilmente è la Spurga dei forni (0549 VVI). Un’altra grotta rilevata nel 1956 dal maestro Renato Gasparella di Malo, che era solito uscire sul territorio assieme ai vicentini, è il Buso della Volpe oggi accatastata come Buso della volpe del Roccolo Juda (8854 VVI). Anche nel 1961 abbiamo notizia di una uscita del CAI Vicenza a un Buso della volpe di Cereda, dove si parla del rinvenimento di ossa di orso. Nel 1954, invece, troviamo documentazione dell’esplorazione a opera del C.N.G.E.I. di Vicenza e del G.G. Trevisiol al Buso dell’Acqua (0502 VVI) di Cereda. Se dal 1930 al 1940 grazie alle capacità organizzative prima di B. Fracasso e poi di G. Trevisiol, si era cercato di dare un metodo scientifico all’attività speleologica e di ricerca sul terreno con scritti e pubblicazioni, negli anni successivi invece e fino ai primi anni ’60, troviamo molta discontinuità e poco materiale per una storia esplorativa. Qualche breve riga di ricerche sull’Altopiano si trova nelle lettere di Angelo Pasa di metà anni ’50 e nel “quaderno di caccia” del maestro Renato Gasparella, soprattutto con le uscite degli scout di Malo al Buso del Soglio. L’Altopiano del Faedo-Casaron diventa teatro di una spedizione speleologica nel giugno 1965, quando il G.G. Schio organizza un campo base nelle vicinanze della chiesa di Faedo, con attendamento e con gli spostamenti in moto, auto e qualcuno anche in motorino. Le grotte che verranno visitate in quei tre giorni, saranno la Spurga dei Forni (0549 VVI), il Covolo dell’Acqua (0550 VVI), il Buso del Roccolo (0551 VVI) e la Spurga del Barbeta (0552 VVI). Il G.G. Schio con Leonardo Busellato come trascinatore, realizzerà i rilievi, lo studio e la descrizione delle grotte con ottime relazioni pubblicate poi sul loro bollettino interno Stalattite. Nel 1966 abbiamo la prima uscita intergruppi tra il G.G. Schio e il C.S. Proteo, che porterà all’esplorazione del Buso dei maronari de Remilio (0572 VVI).
Sul finire degli anni ’60 si ha un nuovo fermento speleologico che s’intuisce dal numero di gruppi attivi in provincia e quindi anche nella zona del Faedo (a Thiene e Valdagno c’erano dei gruppi che svolgevano attività speleologica; nel 1968 nasce il gruppo speleologi di Malo), ma anche dal numero di grotte che vengono rilevate. Nasce in questi anni anche il Catasto delle grotte e la conoscenza nelle tecniche di discesa dei pozzi viene trasmessa da un gruppo all’altro e iniziano i primi corsi di speleologia a livello nazionale e locale. Reperire i materiali per costruire le scalette con filo di acciaio al posto della canapa, oppure i pioli di alluminio al posto del legno, diventa meno complicato. Una grande rivoluzione nella speleologia che avviene nello stesso periodo in cui i moti rivoluzionari studenteschi infiammavano le giovani generazioni del ’68 in Europa. Sul finire degli anni ’60 alcuni giovani del G.G. Trevisiol come E. Gleria e P. Boscato partiranno in bici da Vicenza per esplorare e rilevare le grotte vicino a Cereda come l’Inghiottitoio dei Crachi (0634 VVI) e la Grotta del Canalone (0662 VVI), mentre vicino a Campipiani la Grotta dei Vischi (0631 VVI). Nello stesso periodo il G.G. Schio scopre la Spurga dell’Incudine (0649 VVI) vicino a Contrà Cima e le due Spurghe del Roccolo Sella (0646 VVI e 0647 VVI) non molto distanti. Il C.S. Proteo rileverà invece alcune cavità orizzontali vicino alla Cava di Contrà Maddalena come il Buso Franato (0580 VVI) e il Buso di Ca’ Maddalena (0786 VVI) e la Grottina Marchiori (0579 VVI). In una spedizione del 1970 il G.S. Malo rileverà ed esplorerà in una sola domenica ben 5 grotte posizionate in una ristretta zona prossima ai Costoni di Contrà Cima (il Masieron nel Diavolo).
Il numero delle grotte presenti sull’Altopiano del Faedo-Casaron nei primi anni ’70 comincia a crescere. La grotta più profonda è la Spurga delle Parpanoie con quasi 40 metri di profondità, ma per il resto piccole cavità di modesto sviluppo. In questi anni si hanno anche le grandi scoperte all’interno del Buso della Rana a opera del G.G. Trevisiol, mentre gli altri gruppi cominciano a interessarsi agli abissi sull’Altopiano di Asiago, grazie soprattutto alle nuove corde che sostituiscono le scalette e rendono le esplorazioni più veloci e sicure. Di tutti i gruppi grotte della provincia, rimarranno attivi sull’Altopiano del Faedo-Casaron, solo il G.G. Schio e il G.S. Malo. Sicuramente facilitati dalla vicinanza, ma anche animati da una sana competizione per scoprire per primi il secondo ingresso al Buso della Rana. Un po’ alla volta si cominciano a intuire i grandi sviluppi del Buso della Rana che con le sue gallerie, fiumi sotterranei e camini che salgono per centinaia di metri, dovrà sicuramente avere un collegamento con le soprastanti voragini.
Più si risalgono camini e più si intensifica la ricerca di buchi soffianti nei boschi del Faedo. Grandi ricercatori di nuovi buchi, dai primi anni ’80, saranno in particolare A. Stefani, e P. Panizzon del G.S. Malo, che “setacceranno” tutto l’Altopiano, soprattutto nei mesi invernali alla ricerca del soffio di aria calda che esce dalla terra e saranno determinanti per la conoscenza del territorio. Del 1983 la scoperta della Spurga del Viperotto (2473 VVI), primo abisso a superare i 100 metri di profondità, seguito dopo pochi anni da l’H7 (3864 VVI) che si fermerà a -70 metri circa. Negli anni ’80 e successivi, il C.S. Proteo si impegnerà in una ricerca sistematica nella zona di Contrà Crestani dove saranno rilevate molte cavità di origine tettonica anche di notevole sviluppo. Se vengono parzialmente dimenticate aree geografiche estreme come Cereda, Campipiani o la Stommita, ci si concentrerà principalmente al Bosco dei Maistri o alle Lambre e più in generale nella Valle delle Lore trovandosi proprio sopra il labirinto di gallerie del Buso della Rana. Voragini già di una certa dimensione, non se ne trovano più, allora si allarga un semplice buchetto soffiante, trovando nuovi ambienti e pozzi che scendono verso il basso. Si riprendono a scavare nuovi e vecchi buchi con tanta aria ed è così che nasce sul finire degli anni ’90 il Rosa Coletti (4840 VVI) che non supererà i -60 metri e poi il Buso de Checo (1014 VVI) che raggiungerà i -135 metri, poi nel 1997 l’Abisso Papanero (6475 VVI) fino a -133 metri, mentre il G.G. Schio dopo un duro lavoro di scavo troverà la Sala dell’Orda al Buso della Pisatela (1707 VVI) a circa - 60 metri di profondità.
La diffusione negli anni ’90 della tesi di laurea di E. Gleria dal titolo Studio idrogeologico della struttura carbonatica del Faedo-Casaron porterà nell’ambiente speleologico di Malo e Schio un grande interesse e nuove conoscenze prima solo ipotizzate sono ora scientificamente confermate. La scoperta dei grandi ambienti al Buso della Pisatela, innesca una speciale gara tra i gruppi di Malo e Schio, per trovare il secondo ingresso del Buso della Rana e infatti il numero delle grotte aumenterà, anche se poche verranno rilevate e depositate al Catasto. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, una nuova generazione di speleologi di Malo e di Schio, comincerà una sistematica ricerca sull’altopiano, battute di ricerca, prove con fumogeni dall’interno del Buso della Rana, oppure prove con l’ARTVA per trovare il collegamento tanto desiderato, mentre il G.G. Valdagno ricostituitosi alla fine degli anni ’90, si impegnerà in ricerche nell’intorno del Monte Stommita e poi a Est sul Monte Casaron. La scoperta fatta dal G.G. Schio di nuove gallerie al Buso della Pisatela nel 2000, riporterà nuovi entusiasmi anche nel G.S. Malo, che intensificherà la visita di vecchie grotte in zona Bosco dei Maistri e Valle delle Parpanoie. A metà degli anni 2000, l’arrivo delle batterie al litio per quanto riguarda i perforatori e dei led per l’illuminazione porteranno una svolta epocale nella speleologia mondiale. I tempi di percorrenza in grotta saranno più che dimezzati e risulterà più facile qualsiasi esplorazione che verrà portata avanti da squadre anche minimali di due persone. Per quanto riguarda il nostro altopiano, il led e le batterie al litio, faciliteranno le esplorazioni anche durante la settimana nel dopolavoro. Un esempio è il Buso della Vecia (8185 VVI), che sarà praticamente esplorato fino alla massima profondità di -187 metri alla sera, fino a mezzanotte se non oltre, da squadre composte da 2-3 persone. Con la congiunzione tra il Buso della Rana e il Buso della Pisatela nel 2012, le ricerche sull’Altopiano avranno un leggero rallentamento per il venir meno della conquista del secondo ingresso. Resta però ancora tra gli speleologi la voglia di esplorare nuovi mondi sconosciuti e nuovi vuoti e finchè ci sarà il desiderio umano di vedere e scoprire, l’Altopiano del Faedo-Casaron sarà il terreno di gioco ideale. Aree nuove di ricerca nella zona della conca del Faedo oppure sul versante Est del Monte Stommita, potrebbero portare a nuovi entusiasmanti risultati e ad allungare la lista delle grotte descritta in questa guida. Matteo Scapin