Fino agli anni ‘60, la credenza nelle anguane, creature leggendarie simili a ninfe, era ancora diffusa. Si racconta che nel Ramo Destro dell’ingresso, queste donne avessero una “saletta” attrezzata con una tavola e secchi per l’acqua. Le anguane potrebbero essere eredi delle ninfe delle sorgenti della mitologia greco-romana. Con il Concilio di Trento, molte di queste figure mitiche furono demonizzate e confinate nei tenebrosi antri delle caverne. Un’antica leggenda narra che per scoprire dove finiva la grotta, venne liberata una scrofa all’interno della caverna. L’animale riapparve giorni dopo in una cavità sul versante Ovest dell’altopiano, in luoghi come Trissino o Valdagno. Un’altra storia racconta che, chiunque si avventurasse nel Buso della Rana sarebbe stato attaccato da una moltitudine di pipistrelli, che gli avrebbero strappato tutti i capelli.
Sotto il Monte Soglio si trova la grotta del Buco del Soglio, ampliata durante la Prima Guerra Mondiale per scopi militari. Secondo la leggenda, di notte le anguane uscivano dalla grotta per infestare le fontane della zona.
Conosciuta localmente come il Buso delle Anguane, questa grotta presso Contrà Crestani è protagonista di una tragica leggenda. Si racconta che un contadino, mentre stava arando il terreno al buio, vide uscire dalla grotta due donne con candele in mano che gli offrirono luce. Spaventato a morte, l’uomo fuggì, ma fu trovato poco dopo dai familiari in fin di vita. Raccontò loro l’accaduto prima di spirare.
Sulle porte e finestre di queste contrade si trovano teste di pietra dette “mascheroni”. Queste figure antropomorfe sarebbero destinate a proteggere le abitazioni dagli spiriti maligni che, secondo la leggenda, uscivano dalle grotte di notte per tormentare gli abitanti e gli animali.


Presso questa contrada sorge il capitello dell’Orco, un tempo conosciuto come il “Pilone dell’Orco”. La leggenda narra che una sporgenza rocciosa qui fosse utilizzata come altare per sacrifici pagani, destinati a placare la ferocia di un orco.
Una leggenda del XVIII secolo racconta che sotto il Monte Stommita esisteva una contrada chiamata Pelade, i cui abitanti vivevano nell’ozio e nella lussuria. Nonostante i numerosi avvertimenti, continuarono nel loro stile di vita dissoluto fino a quando un uomo col cappello apparve, e la montagna crollò, seppellendo l’intero villaggio. Solo un giovane si salvò, poiché era andato a trovare la fidanzata a Trissino.
Vicino a Contrà Cima, si racconta che il diavolo avesse trovato la propria abitazione in un anfratto sotto le pareti rocciose. Passanti riferivano di strani sibili e rumori inquietanti. Un giorno, un ragazzo di nome Emilio decise di esplorare il luogo, ma trovò solo un serpente nascosto. Tuttavia, i rumori continuarono, e il luogo venne chiamato masieron del diavolo (dal dialetto vicentino, “masiera” indica un muro a secco di sassi).
Secondo antiche leggende, un orco abitava tra il Monte Trinca e il Monte Grande, dove attendeva per rapire i bambini che si attardavano a raccogliere acqua o latte. Anche nelle cisterne d’acqua e nei pozzi del Faedo si narra la presenza delle anguane, che di notte, vestite di nero, lavavano i panni.
Questa grotta, utilizzata per la raccolta dell’acqua dagli abitanti dell’altopiano, è avvolta da misteri. Si racconta non solo della presenza delle anguane, ma anche di figure scolpite sulle pareti e spirali incise sulla roccia, realizzate da personaggi enigmatici.