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Capitolo 13 · pag. 50-54

La Fauna Sotterranea del Sistema Rana-pisatela

Il sistema carsico Rana-Pisatela

Il Buso della Rana (40 V-VI) si apre a 378 m s.l.m. in provincia di Vicenza, nel comune di Monte di Malo. Ha una lunghezza di 30.353 m e un dislivello di +274 m. Nel 2012 la grotta, che aveva un solo ingresso, è stata collegata al Buso della Pisatela (1707 V-VI), una cavità che attualmente ha tre ingressi (Pater Noster, Carnevale e Pisatela), il più alto dei quali si apre a 743 m s.l.m. Le due cavità danno quindi origine al sistema carsico Rana-Pisatela, con uno sviluppo di oltre 40 km e un dislivello di 365 metri (dall’ingresso del Buso della Rana al II° ingresso Buso della Pisatela chiamato Pater Noster). Le morfologie della grotta sono per lo più vadose, con canyon e meandri profondi e ampie sale di crollo all’intersezione di diversi corsi d’acqua e sistemi di fratture (Tisato et al., 2012). Durante i periodi di forti piogge, il livello dei torrenti si alza, allagando spesso alcune aree della grotta. Nelle parti terminali (ultime migliaia di metri verso l’ingresso) il fiume mostra una zona iporreica ben strutturata. Poiché il sistema Rana-Pisatela è stato unito solo di recente e gran parte delle ricerche biospeleologiche, soprattutto in ambito acquatico, sono state condotte nel Buso della Rana, quest’ultimo verrà spesso citato separatamente nel testo.

Storia del popolamento

Lo studio della fauna ipogea permette in molti di casi di ricostruire le dinamiche ambientali del passato. La composizione e la distribuzione della fauna sotterranea sono infatti degli ottimi marcatori delle trascorse vicende geografiche e climatiche. A differenza delle faune epigee, che risentono principalmente delle condizioni ecologiche attuali e dei rapidi cambiamenti delle condizioni ambientali, la presenza e distribuzione di popolazioni sotterranee, che vivono in habitat caratterizzati da variazioni meno repentine dei parametri ambientali, sono spesso determinate da fattori paleogeografici e paleoclimatici. Inoltre gli animali sotterranei, una volta colonizzato l’ambiente ipogeo e adattatisi alla vita al suo interno, rimangono strettamente legati a esso, seguendone le vicende geologiche ed ecologiche e diventando quindi degli ottimi indicatori dei cambiamenti che avvengono al loro interno. Durante l’ultimo periodo glaciale, le Alpi italiane erano coperte da ghiacciai che lasciavano periodicamente scoperte solo le cime delle montagne (Hughes, 2006). A differenza delle Alpi, le aree prealpine erano solo parzialmente coperte dai ghiacciai e le lingue glaciali occupavano solo alcune valli più profonde (Bassetti e Borsato, 2007). Ciò ha permesso la colonizzazione delle zone libere dai ghiacci da parte di invertebrati provenienti da habitat umidi e freddi, come la lettiera e il suolo delle foreste e le praterie alpine. Durante i periodi interglaciali, con il ritiro dei ghiacciai, le popolazioni si sono isolate nelle zone più alte delle montagne prealpine o si sono rifugiate negli interni più freddi e umidi delle grotte (Humphreys, 2000; Latella e Sauro, 2007). Le popolazioni di superficie si estinsero o rimasero isolate e quindi il flusso genico con le popolazioni sotterranee fu scarso o nullo, favorendo così l’evoluzione di troglobi e stigobi (Latella et al., 2012). Per la loro stabilità climatica, con la temperatura che si mantiene stabile durante tutto l’anno, le grotte sono quindi state utilizzate come rifugio dagli elementi termofili o frigofili nel corso dell’alternanza di periodi glaciali e interglaciali occorsi nel Plio-Plesitocene (Latella e Sbordoni, 2002). Questo fenomeno spiega l’abbondanza di specie sotterranee estremamente adattate e spesso endemiche dei Monti Lessini, e dunque anche del sistema Rana-Pisatela. L’alta diversità di specie troglobie e stigobie presenti all’interno di questo sistema carsico, che ne fa una delle grotte a più alta biodiversità sotterranea in Italia, può però essere spiegata solo prendendo in considerazione anche la sua geologia (Latella, 2024). La grotta si sviluppa infatti in una tipologia carsica particolare, detta carso di contatto. Per carsismo di contatto si intendono, in senso stretto, i fenomeni e le forme carsiche influenzate dal contatto tra una roccia carsificabile e una non carsificabile. In senso più ampio si considerano anche i fenomeni e le forme carsiche influenzate dal contatto tra due rocce carsificabili diverse per alcuni caratteri, come la composizione chimica, la porosità e la densità di frattura (Sauro, 2001). Queste diverse caratteristiche della roccia influenzano anche la vita e lo spostamento degli animali sotterranei e creano una moltitudine di microhabitat diversi. A seconda della quantità di acqua trattenuta, dell’umidità, della temperatura e di altri fattori non ancora del tutto noti, gli esemplari di specie diverse possono preferire un microhabitat rispetto a un altro.

La fauna

Della fauna sotterranea del sistema Rana-Pisatela si conoscono a oggi 18 specie, 7 troglobie (terrestri) e 11 stigobie (acquatiche). Sono poi note molte altre specie che presentano un legame meno stretto con l’ambiente sotterraneo. In questa sede vengono riportate e commentate solo le specie troglobie e stigobie, elencate nella tabella (Tabella 1).

Fauna terrestre

I Molluschi Gasteropodi sono rappresentati da Zospeum globosum Kušcer, 1928. Si tratta di un piccolo mollusco (raramente supera i 2 mm di altezza) con conchiglia traslucida o trasparente, corpo diafano e totalmente privo di macchie oculari. Si incontra principalmente su pareti umide o bagnate da stillicidio e spesso ricoperte da materiali limosi (Pezzoli, 1992). Le specie appartenenti al gruppo Z. globosum si estendono dalla Valle del Brenta alle Prealpi Bresciane. Tra gli Opilioni è presente Ischyropsalis strandi Kratochvil, 1936 (Foto 1). Questa specie è endemica delle grotte delle Prealpi veronesi e vicentine (Monte Baldo e Monti Lessini) ed essendo una specie piuttosto frigofila, si può trovare in grotte generalmente al di sopra dei 600 metri di quota (Petri et al., 2022). All’interno del sistema Rana-Pisatela, si trova infatti più facilmente alle quote più elevate del Buso della Pisatela. Per quanto riguarda gli Pseudoscorpioni, nella grotta è presente Neobisium (Blothrus) torrei (E. Simon, 1881), unico pseudoscorpione troglobio noto per il complesso e presente in molte grotte delle Prealpi e delle Alpi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Gli Isopodi terrestri sono rappresentati dal troglobio Androniscus (Dentigeroniscus) degener Brian, 1926, endemico dei Monti Lessini e abbastanza comune nelle loro grotte, sotto le pietre nelle zone più umide. I Coleotteri sono i più interessanti tra gli animali terrestri presenti negli ambienti sotterranei. Tra essi i Carabidi Trechini mostrano adattamenti particolarmente evidenti per la vita in ambienti sotterranei; all’interno della Rana-Pisatela, è stata segnalata la presenza di Orotrechus pominii Tamanini, 1953. Sempre tra i Coleotteri, estremamente interessanti per i loro tratti evolutivi sono i Leiodidi Cholevini. Questi sono presenti nel sistema Rana-Pisatela con due specie: Lessiniella trevisioli Pavan, 1941 e Neobathyscia fabianii (Dodero, 1904 - Foto 2). Il genere Lessiniella Pavan, 1941 comprende due specie, Lessiniella trevisioli, di cui il Buso della Rana è la località tipica e dove si trova raramente e solo nelle zone più interne, e Lessiniella berica Piva, 1993 esclusiva dei vicini Monti Berici, sempre in provincia di Vicenza (Giachino e Vailati, 2005). Al genere Neobathyscia appartengono invece 9 specie, endemiche delle Prealpi Venete e distribuite tra i fiumi Adige e Piave (Latella, 2022). N. fabiani è nota anche di diverse grotte in provincia di Vicenza che si aprono in località non lontane dal sistema Rana-Pisatela. All’interno del sistema è piuttosto comune, soprattutto nei rami del Buso della Rana, mentre sembra più rara nella Grotta della Pisatela.

Fauna acquatica

Foto 1. Un esemplare di Ischyropsalis strandi mentre di sposta  su una parete della grotta (foto Filippo Rossetto)
Foto 1. Un esemplare di Ischyropsalis strandi mentre di sposta su una parete della grotta (foto Filippo Rossetto)
Foto 2. Neobathyscia fabianii, specie presente in diverse zone  del sitema Rana-Pisatella (foto Leonardo Latella)
Foto 2. Neobathyscia fabianii, specie presente in diverse zone del sitema Rana-Pisatella (foto Leonardo Latella)

Nel Buso della Rana (la parte del sistema che presenta corsi d’acqua abbondanti e perenni) sono note 19 specie di Crostacei Copepodi, 9 delle quali possono essere considerate stigobie. I Ciclopoidi sono rappresentati da Speocyclops infernus (Kiefer, 1930), specie stigobia diffusa in diverse aree geografiche dell’arco alpino orientale. Raccolto per la prima volta nel Buso della Rana da Chappuis nella prima metà del secolo scorso (Chappuis, 1923), S. infernus è stato ritrovato in molte zone della grotta, sia in piccoli laghi che in pozze di stillicidio. Tra gli Arpacticoidi, quelli della famiglia Canthocamptidae sono i copepodi stigobi più abbondanti nella Rana. Tra questi, il genere Elaphoidella è diffuso in quasi tutte le acque sotterranee in Italia, sia negli acquiferi carsici che in quelli porosi, nella zona iporreica dei fiumi, nelle sorgenti, nell’epicarso e nel carso saturo. Elaphoidella phreatica (Chappuis, 1925) è ampiamente distribuita in Italia e in Europa (Galassi, 2001). Elaphoidella ruffoi Chappuis, 1953 è invece endemica del Buso della Rana ed è piuttosto rara. È stata rinvenuta per la prima volta da Sandro Ruffo durante le esplorazioni del 1952 (Allegranzi et al., 1960). All’interno della grotta è stata recentemente trovata una Elaphoidella diversa dalle altre, ma la scarsità di materiale ha reso impossibile l’identificazione a livello di specie (Bruno et al. 2018). Nel corso delle stesse ricerche è stato anche segnalato per la prima volta Ceuthonectes serbicus Chappuis, 1924. Il genere Elaphoidella è filogeneticamente affine al genere Lessinocamptus. Conosciuto fino a pochi anni fa solo dalla zona vadosa delle grotte lessiniche, il genere Lessinocamptus è ora noto anche da un sito della Slovenia settentrionale. Infatti, Lessinocamptus pivai Stoch 1997, considerato endemico del Buso della Rana, è stato rinvenuto pochi anni fa anche nel complesso di sorgenti di Lipnik nelle Alpi Giulie (Slovenia occidentale) (Mori e Brancelj, 2013). Lessinocamptus insolitus (Chappuis, 1928) è stato raccolto da Chappuis per la prima volta nel torrente principale all’interno del Buso della Rana (Chappuis, 1928), ma ulteriori e ripetuti campionamenti nel ruscello non hanno restituito nessun altro esemplare, è quindi probabile che la zona vadosa sia l’habitat principale della specie, da cui può essere trasportata nel ruscello dall’acqua di percolamento (Stoch, 1977). Gli Ameiridae sono rappresentati da Nitocrella psammophila Chappuis, 1955, specie stigobia endemica della penisola italiana. È un arpatticoide ampiamente distribuito nella zona interstiziale dei torrenti sotterranei in grotte e corsi d’acqua della Pianura Padana, ed è stato segnalato in pozzi appenninici dell’Italia centrale e in grotte dell’Italia meridionale. I Parastecocarididae sono rappresentati da Parastenocaris ranae Stoch, 2000 che è stato raccolto nel Buso della Rana nelle grandi pozze residue del ruscello sotterraneo nel periodo secco (Stoch, 2000). Gli isopodi acquatici sono stati trovati solo nel Buso della Rana, dove è presente Monolistra (Typhlosphaeroma) bericum bericum (Fabiani, 1901). Si tratta di un isopode stigobio endemico dei Monti Lessini e dei Colli Berici. Gli anfipodi sono a oggi presenti con la sola specie stigobia Niphargus costozzae Schellenberg, 1935. Leonardo Latella Bibliografia Allegranzi A.; Bartolomei G.; Broglio A.; Pasa A.; Rigobello A.; Ruffo S. (1960). Il Buso della Rana (40 V-VI) Rassegna speleologica italiana, 12, 99-163. Bassetti M., Borsato A. (2007). Evoluzione geomorfologica e vegetazionale della bassa valle dell’Adige dall’ultimo massimo glaciale: sintesi delle conoscenze e riferimenti ad aree limitrofe. Studi Trentini Sci. Nat. Acta Geol., 82: 31-42 Bruno M.C.; Cottarelli V.; Grasso R.; Latella L.; Zaupa S.; Spena M. T. (2018). Epikarst crustaceans from some Italian caves: Endemisms and spatial scales. Biogeographia, 33, 1-18. Chappuis P.A. (1923). Nouveaux Copépodes cavernicoles des genres Cyclops et Canthocamptus (Note préliminaire), 1, 584–590 Chappuis, P.A. (1928). Nouveaux Copépodes cavernicoles Buletinul Societatii de Ştiinte din Cluj, 2, 20-34 Galassi D.M.P. (2001). Groundwater copepods: diversity patterns over ecological and evolutionary scales. Hydrobiologia, 453, 227-25. Giachino P.M. and Vailati D. (2005). I Cholevidae delle Alpi e Prealpi italiane: inventario, analisi faunistica e origine del popolamento del settore compreso fra i corsi dei fiumi Ticino e Tagliamento (Coleoptera). Biogeographia - The Journal of Integrative Biogeography, 26(1), 229-378 Hughes, P.D. (2006) .Quaternary glacial history of the Mediterranean mountains. Progr. Phys. Geogr. 30: 334-364. Humphreys, William F. (2000). Relict Fauna and Their Derivation. In Ecosystems of the World: Subterranean Ecosystems, edited by Horst Wilkens, David C. Culver, and William F. Humphreys, 417–432. Amsterdam: Elsevier. Latella L., Sbordoni V. (2022). Fauna delle Grotte. In: La fauna in talia. Minelli A., Chemini C., Argano R. e Ruffo S.. Touring Club e Ministero dell’Ambiente e del Territorio, pp. 339–358 Latella L.; Verdari N.; Gobbi M. (2012). Distribution of terrestrial cave-dwelling arthropods in two adjacent Prealpine Italian areas with different glacial histories. Zoological Studies, 51(7), 1113-1121.

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