L’area carsica del Faedo-Casaron è da moltissimi anni una delle mete preferite da speleologi provenienti da varie regioni d’Italia e il Buso della Rana è la cavità della nostra regione che attira il maggior numero di frequentatori. Per le sue caratteristiche il Buso della Rana è una delle poche cavità interessate da una frequentazione che possiamo definire speleo-escursionistica, che coinvolge un grande numero di appassionati e che la rende un unicum nel panorama speleologico italiano. Questa alta frequentazione potrebbe far pensare a un conseguente elevato numero di incidenti, ma, analizzando i dati raccolti dal Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico emerge come in


realtà questi siano un numero abbastanza esiguo. C’è da dire che i dati analizzati fanno riferimento a tutti gli incidenti che hanno comportato una richiesta di intervento da parte del CNSAS e che non sono quindi inseriti quelli che i coinvolti hanno risolto in modo autonomo e senza l’allertamento del soccorso organizzato.


Questo fa sì che i dati riportati diano una lettura parziale, ma comunque veritiera dell’infortunistica speleologica nell’area.
Il periodo analizzato va dal 1974, sebbene la raccolta sistematica dei dati sugli incidenti speleologici abbia avuto inizio con la fondazione del soccorso speleologico (ora CNSAS) nel 1966, fino al maggio 2024. Dai dati emerge come la maggioranza degli interventi abbia avuto come scenario il Buso della Rana e solamente altri tre abbiano interessato la Grotta della Poscola, della Pisatela e della Vecia. La gran parte degli incidenti si sono risolti senza conseguenze per i coinvolti e solamente in un caso con la morte e in pochi altri con conseguenze gravi. Nell’analisi dei dati saltano all’occhio gli interventi dovuti al blocco causato dalla piena del torrente che scorre all’interno del Buso della Rana e al conseguente coinvolgimento di un numero elevato di speleologi per ogni singolo evento. Per quanto riguarda le cause degli incidenti, il blocco dovuto a piena del torrente è quello più rappresentato seguito dal cedimento di un appiglio o di attacchi, alla rottura del materiale tecnico e al crollo psico-fisico. In merito alla frequenza non c’è una distribuzione lineare negli anni ed emerge invece come gennaio sia il mese con maggior numero di incidenti. L’analisi di questi può essere utile a un ragionamento finalizzato alla prevenzione e a una maggiore cura nella programmazione delle uscite speleologiche, prestando quindi la massima attenzione alle previsioni meteorologiche, all’attrezzatura personale e collettiva, a quella posizionata all’interno delle cavità e alla preparazione psico-fisica propria e dei componenti del gruppo. Giovanni Ferrarese